Ernesto Alecci in merito alle dichiarazioni del Ministro Piantedosi riguardo il naufragio di Crotone

Oggi per me è un giorno dalle emozioni contrastanti. Nel vedere le bandiere a mezz’asta degli uffici pubblici in segno di lutto da calabrese provo ancora un enorme dolore per le tante vite spezzate, per la grande tragedia consumata sulle nostre coste. Ieri sono stato in quella zona e fa impressione guardare quel mare. Una tragedia vivida con i corpi che ancora vengono rinvenuti, con l’aumento del numero dei morti, con l’arrivo dei parenti delle vittime da tutta Europa per la triste pratica del riconoscimento delle salme.

Ma da essere umano provo anche una grande rabbia e sono fortemente deluso dalle parole pronunciate dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Da un uomo dello Stato, da un Ministro della Repubblica non posso accettare tali dichiarazioni. Per lo più dichiarazioni rese in presa diretta, non all’interno di un’intervista riportata su carta stampa, quindi, se vogliamo, in qualche modo rielaborata e soggetta a interpretazione.

Le parole del Ministro denotano non solo una totale assenza di umanità, ma anche un profondo distacco dalla realtà dei fatti. Sembrano quasi colpevolizzare chi affida a questi viaggi l’ormai unica speranza di una vita migliore, più dignitosa per sé e per i propri figli. Occorre ricordare e sottolineare che queste donne, questi uomini e questi bambini che hanno perso la vita sulla spiaggia di Cutro, non erano in crociera, non hanno consultato le previsioni meteo prima di fare un giro in battello.

La politica imporrebbe lo sforzo di provare a mettersi nei panni degli altri per capire cosa spinga davvero queste persone a partire su questi barconi. Un esercizio che, come è evidente, in questo caso non è stato fatto. Perché si capirebbe immediatamente che queste persone fuggono da una quotidianità fatta di violenza, di guerra, di povertà assoluta, dove le donne non sono mai sicure, dove i bambini a sette anni hanno in braccio un fucile, dove un pasto deve sfamare una famiglia. E dove non si può nemmeno provare a cambiare le cose, contro regimi e tirannie che sopprimono e annullano ogni forma di democrazia.

La domanda da porsi non è “cosa possono fare questi sciagurati per il Paese in cui vivono’”, ma cosa possiamo fare noi, in Italia e in Europa, per migliorare le condizioni di vita in questi Paesi e rendere sempre più efficaci le operazioni di soccorso in caso di sbarchi. Mi auguro che il Ministro Piantedosi possa avere l’occasione di chiedere scusa per queste parole, magari dettate da una mente poco lucida, perché provata da immagini e testimonianze così dolorose e strazianti. Perché se così non fosse e queste parole fossero frutto di un pensiero politico, tutto ciò mi spaventa molto. Sarebbe gravissimo e vorrebbe dire che sul tema dell’accoglienza, a Roma, abbiamo un serio problema perché alcune figure non sono adeguate al ruolo che ricoprono.

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