Alecci: attivare la figura dell’infermiere di famiglia o di comunità in Calabria

«La recente pandemia ha messo in luce con evidenza tutte le criticità del sistema sanitario nazionale. Negli ultimi anni si è acceso il dibattito sulla scarsità di investimenti nella sanità pubblica, sulle difficili condizioni di lavoro e sul numero esiguo di personale medico e infermieristico nelle strutture e sui territori, in particolar modo nella medicina di emergenza/urgenza. In Calabria, una soluzione efficace per alleggerire il carico dei Pronto Soccorso e dare vita ad una sanità più vicina alle persone potrebbe essere l’attivazione della figura professionale dell’infermiere di Famiglia o di Comunità (IFoC)»: è l’idea del consigliere regionale Ernesto Alecci che parla di «una figura nuova e moderna che migliorerebbe notevolmente l’assistenza domiciliare e la prevenzione sanitaria nella nostra regione. Soprattutto nelle aree interne o montane, più lontane dagli ospedali, dove, a volte, non è nemmeno presente la figura del medico di famiglia, questi infermieri potrebbero avere un ruolo molto importante. Eppure, sebbene sia attiva in alcune regioni d’Italia (Lombardia, Piemonte, Toscana) e in fase di sperimentazione in altre, questa figura ad oggi non è presente in Calabria. Per questo motivo ho presentato un’interrogazione al Presidente e Commissario ad Acta per la Sanità Roberto Occhiuto al fine di conoscere quali siano le azioni che la Regione intende assumere per procedere con l’effettivo utilizzo della figura professionale dell’Infermiere di Famiglia o di Comunità».
«Come indicato dal decreto legge n. 34/2020 e disposto dal decreto ministeriale n. 77/2022, l’IFoC può lavorare a livello ambulatoriale e domiciliare, assicurando – aggiunge il consigliere di opposizione – assistenza infermieristica in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri, gli assistenti sociali, i tecnici della riabilitazione. Una rete efficace di IFoC permetterebbe di aumentare la quantità e la qualità delle ore di assistenza ai pazienti, riducendo considerevolmente il numero di ospedalizzazioni, aiuterebbe il personale medico nella valutazione costante dello stato di salute e dei bisogni delle persone, potrebbe farsi carico della realizzazione di interventi informativi e educativi volti a promuovere modifiche degli stili di vita. Un grande aiuto, dunque, che potrebbe supportare la medicina generale e favorire il decongestionamento dei Pronto Soccorso, soprattutto per una prima valutazione di eventuali codici bianchi o verdi».  
Secondo Alecci «nella nostra regione riguardo l’attività di questa figura professionale, citata anche nel Pnrr alla missione 6, è ancora tutto fermo. La presenza di questi infermieri in tutte le province calabresi porterebbe certamente alla riduzione di alcuni disagi che i cittadini calabresi incontrano nelle cure quotidiane e delle difficoltà dei medici di famiglia e degli ospedali nell’espletamento della loro attività. Come per altre proposte fatte in passato, la mia interrogazione oltre ad avere una valenza conoscitiva, intende essere un contributo nella ricerca di soluzioni efficienti ed efficaci per il futuro della sanità in Calabria», conclude.

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